Dalle pagine della nostra rivista abbiamo spesso rilanciato accorati appelli a ripensare il sistema complessivo dell’assistenza. Ottimizzare i costi, garantire servizi e rendere omogena l’offerta nazionale potenziando ovunque il sistema ospedale-territorio sono state, e restano, a nostro avviso assolute priorità. A discuterne, rilanciando opportunamente il tema, è stata un recente serie di eventi cui a mio avviso è importante fare eco. Partiamo però da qualche numero concentrandoci su tre cronicità numericamente rilevanti e fortemente impattanti sulla qualità della vita dei pazienti. Fibrillazione atriale, BPCO e diabete sono infatti tra le patologie croniche a maggior diffusione, costano 700 miliardi di euro l’anno in Europa e in Italia affliggono 24 milioni di persone. Ma a questa (purtroppo) nutrita compagine è sempre garantita la migliore assistenza possibile? Ad oggi la risposta sembra essere, drammaticamente, ‘no’. “La fibrillazione atriale – ha spiegato Stefania Paolillo, Cardiologa Clinica Mediterranea Napoli e Rappresentante SIC – è una malattia ad elevata prevalenza, destinata ad aumentare data la stretta correlazione della patologia con età e progressivo allungamento della vita media della popolazione […]. Qui, si pone il problema della gestione di una importante cronicità, relativamente non solo alla patologia in sé, ma anche e soprattutto alla sua più frequente complicanza, ovvero l’ictus cerebrale. Una gestione integrata ospedale-territorio, con il supporto dei servizi a livello regionale e nazionale, è necessaria e condurrà ad una riduzione delle complicazioni e ad un più appropriato iter diagnostico-terapeutico per il paziente”. Lo stesso dicasi per la BPCO che, assieme all’asma bronchiale, costituiscono due importanti patologie respiratorie croniche che colpiscono circa il 10% della popolazione. Noti poi i numeri del diabete che nel mondo conta 425 milioni di persone che vivono con la patologia (1 adulto su 11) e solo in Italia, l’Istituto nazionale di statistica (Istat) stima oltre 3 milioni e 200 mila pazienti, vale a dire il 5,3% dell’intera popolazione. Statistiche cui si sommano quelli, comunque significative, legate alle tante patologie croniche che affliggono milioni di persone in Italia e nel Mondo. Questi numeri, da qui muove un plauso riconoscente a MotoreSanità che ha promosso la discussione sul tema, meritano una grande attenzione da parte dell’intero comparto. Se il diritto alla salute e all’assistenza resta infatti un vero vanto del nostro impianto Costituzionale, è purtroppo sotto gli occhi di tutti quanto questo diritto (su carta) non si trasformi sempre in un bene esigibile dai nostri concittadini. Occorre lavorare per fare in modo che lo sia. Sempre. In ogni Regione. In qualunque condizione (e a qualunque costo).

Buona lettura.

Maria Giulia Mazzoni

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