Rispettare il valore sensoriale, psicologico e sociale dell’alimentazione durante il momento del pasto, rendendolo così un’esperienza piacevole sotto più aspetti, può offrire molteplici opportunità terapeutiche. Ce ne parlano le nostre terapiste occupazionali che si soffermano in particolar modo sulla necessità di programmare il pasto in ottica multidisciplinare. Vediamo perché

L’alimentazione, è ormai assodato, rappresenta un elemento fondamentale per la salute delle persone, svolge non raramente una funzione preventiva verso alcune malattie e ci aiuta a mantenere una buona forma psico-fisica in tutte le età. In particolare per le persone anziane il ruolo che giocano gli alimenti diventa primario, perché come hanno evidenziato numerose indagini sovente l’anziano non si nutre in modo adeguato al suo stato di salute e segue una dieta monotona e poco varia favorendo la comparsa di particolari stati patologici. La cura così passa anche attraverso il cibo perché con i suoi ingredienti è possibile alleviare o rendere addirittura impercettibili i sintomi di alcune malattie. Mangiare è inoltre un atto ricco di significati che va ben oltre il semplice soddisfacimento fisiologico perché il cibo, non ha solo un valore nutrizionale, ma anche un valore psicologico e sociale. Rispetto ai propri vissuti il cibo assume significati simbolici legati all’esperienze personali e nella relazione con gli altri fa emergere significati affettivi, di condivisione di valori, tradizioni e abitudini. E accanto alla più semplice soddisfazione di fame si accompagna anche un piacere orale e fisico che appaga l’odorato o il gusto e coinvolge pienamente altri sensi quali la vista e il tatto. La persona anziana affetta da demenza può presentare significative problematiche durante il pasto che dipendono dal un progressivo declino delle funzioni motorie, cognitive e dalle manifestazioni comportamentali tipiche di questa patologia; inoltre spesso si aggiungono disturbi della deglutizione, con aumento del rischio di malnutrizione e di complicanze cliniche a essa correlate. Questa attività comunque viene svolta fino alle fasi avanzate di malattia, grazie alla memoria procedurale e ad alcune facilitazioni che sostengono l’autonomia e stimolano la partecipazione.

Silvia Zuccolin
Michela Bentivegna

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