Il terapista occupazionale lavora a stretto contatto con i pazienti e pertanto in questi mesi è stato interessato direttamente dalle nuove esigenze di distanziamento imposte dal COVID-19. In questo approfondimento ecco la loro preziosa testimonianza: cosa significa lavorare in equilibrio tra esigenze di sicurezza e (immutati) elementi umani del percorso di assistenza?

“[…] Era il 2018, ero stato ricoverato presso una Casa di Riposo, non potevo tornare a casa mia tra i miei affetti perché nessuno poteva prendersi cura di me, mi ritrovavo in un luogo che non riconoscevo come casa, non ne aveva le caratteristiche, niente era mio, niente suscitava dei ricordi, niente aveva un valore che non fosse oggettivo; ero fortunato perché almeno il paese era il mio, a volte venivano a trovarmi parenti e amici, più per cortesia che per affetto, solo Luigi veniva tutti i giorni a giocare a carte con me, era un appuntamento fisso, la giornata trascorreva attorno a questo momento del pomeriggio […]. Mi sentivo solo ma avevo le mie abitudini, il giornale al mattino, la televisione, le chiacchiere con gli altri ospiti, il pranzo, la ginnastica, la partita a carte con Luigi, le visite al sabato… Sopravvivevo! […] Poi è arrivato questo maledetto… Ho paura!” Estratto da una chiacchierata con Mario, 75 anni. Mario è ricoverato presso una RSA, da tre settimane non può ricevere visite ed è fortunato la lungimiranza della direzione lo ha preservato forse dal contagio ma la sua situazione è surreale, dalle poche visite precedenti al totale isolamento, da un giorno all’altro senza preavviso senza troppe spiegazioni perché l’emergenza non concede il tempo per fermarsi e spiegare a chi magari necessita di più tempo per capire. L’emergenza catalizza tutte le attenzioni sulla prevenzione, sull’igiene, sui dispositivi le norme e le precauzioni, quelle attenzioni che prima erano dedicate agli ospiti e alle persone; diventa tutto difficile, impossibile e a tratti inimmaginabile, gli operatori fanno ciò che possono ma si aggirano come marziani vestiti con un camice verde e una maschera, Mario che già prima li riconosceva a fatica adesso non ha più punti di riferimento, il sabato non è più sabato senza le visite dei parenti e il pomeriggio si attende invano l’amico Luigi per la partita, in molte strutture sono limitate anche le chiacchiere tra gli ospiti ma……

Giulia Mecca
Marta Murari

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