Telemedicina, è tempo di agire

Più volte dalle pagine della nostra rivista abbiamo ribadito l’importanza di guardare alla telemedicina come ad una risorsa preziosa per il futuro del nostro sistema Sanitario Nazionale. Lo abbiamo detto e le circostanze, oggi, ci danno più che ragione. La devastante emergenza Covid-19 ha infatti rafforzato (nel modo più crudele possibile) questa asserzione, certificando come questo tipo di tecnologia possa risultare preziosa nei processi di mantenimento della continuità diagnostica o di cura. Ma, per amore del vero, non siamo stati gli unici a sottolinearne l’importanza. Ben otto anni fa (era il 2012), la commissione Europea aveva addirittura predisposto un piano strategico per abbattere le barriere all’utilizzo diffuso della telemedicina nei Sistemi Sanitari Europei. L’obiettivo, tanto ambizioso quanto lungimirante, era offrire al paziente, in particolare cronico, servizi e cure mediche più capillari per una migliore presa in carico che consentisse una maggiore aderenza al piano di cure, un miglior rispetto dei target di laboratorio e degli outcome clinici, nonché un più ampio controllo dello stato di salute. Oggi a questi vantaggi si aggiunge quello, non trascurabile, del garantire continuità di assistenza rispettando i distanziamenti. Come moderne ‘Cassandre’ ci domandiamo quindi cosa sarebbe accaduto se avessimo investito adeguatamente e, soprattutto, cosa potremmo fare ora per recuperare il tempo perduto. Oggi, per fortuna, il tema è tornato sul tavolo e sembreremmo prossimi ad un punto di svolta. Illuminanti, in tal senso, le parole di Gianfranco Gensini, Direttore Scientifico dell’IRCCS MultiMedica Milano e presidente della Società Italiana di Telemedicina, che vogliamo qui affidare alla vostra riflessione: “Sulla telemedicina siamo in ritardo rispetto agli altri Paesi europei e a quelli nordamericani e le norme approvate in passato non hanno trovato fino ad oggi una realizzazione concreta. La digitalizzazione in sanità va considerata un obbligo, sia per il risparmio che pu. portare per le casse dello Stato sia per i grandi vantaggi per il paziente e per la professione medica […]. Il fatto che la sanità non stia utilizzando la telemedicina come dovrebbe è purtroppo una perdita economica importante, ma soprattutto è una perdita per quella che oggi si chiama la medicina personalizzata”. Insomma, parole su cui varrebbe la pena meditare. 

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